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Syntagma

Proposte artistiche

SYNTAGMA

Ensemble italiano di Alta Cappella


Michael Praetorius (1571 -1621) è stato un compositore e teorico della musica tedesco. Nato a Creuzburg, nell'Alta Turingia, nel 1571, Praetorius, non fu soltanto uno dei massimi compositori germanici vissuti fra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, bensì seppe svolgere con grande autorevolezza il ruolo di riferimento teorico-pratico in una fase di delicata transizione. Quest'ultima vedeva soprattutto il diffondersi dei modi e delle tendenze della musica italiana, sia cattolica che profana, nel severo mondo protestante tedesco.
Praetorius fu una figura fondamentale per il passaggio all'Alto Barocco e uno dei principali esponenti del rinascimento musicale tedesco. La sua vastissima opera compositiva comprende circa 1200 opere di musica sacra. Altrettanto importante il suo Syntagma musicum del 1619, con trattazioni e disegni della storia musicale; l'opera è suddivisa in tre parti: la prima e la terza, in latino, riportano note storiche su forme e tecniche musicali, la seconda in tedesco, è un trattato di organologia dell'epoca.

Syntagma è un gruppo composto da musicisti che, dopo aver acquisito un solido bagaglio tecnico-culturale frutto di anni di ricerca effettuata direttamente sul campo e di intensa attività concertistica svolta con le più svariate formazioni, sia in Italia che all'Estero, si sono uniti dando vita a un progetto particolare e forse unico nel suo genere.
Il genere di musica proposto, definito come
"Alta cappella" o "Alta musica", ebbe grande diffusione dal Medioevo al Rinascimento.

A differenza della
"Bassa cappella" o "Bassa musica", insieme di musicisti che suonavano strumenti caratterizzati da un contenuto volume sonoro quali ad esempio liuti, viole e flauti, gli ensemble di Alta cappella, detti anche "Pifari", composti da strumenti a fiato quali bombarde, cornamuse, zampogne, trombe e percussioni, erano contraddistinti da un notevole impatto sonoro.

Questa peculiarità determinò un largo impiego di
"Pifari" in:

  • cerimonie di corte, momenti di autocelebrazione in cui, grazie a repertori colti si esaltavano i fasti delle Corti italiane del Rinascimento, uno stile di vita dettato da regole di comportamento e maniere desunte dai manuali dei maestri di ballo dell'epoca;
  • eventi di piazza, nell'ambito di manifestazioni private e celebrazioni pubbliche, per usi civici o nei campi di battaglia;
  • feste di piazza per accompagnare con repertori popolari danze legate alla cultura del Mediterraneo o per evocare riti propiziatori nelle grandi feste annuali e stagionali.


Si può dire pertanto che nell'Alta cappella convivono sia repertori colti di estrema raffinatezza, che si possono ritenere dei classici della danza del Quattro e Cinquecento a volte trascritti con Intavolature (bassedanze, allemande, pavane, gagliarde, balletti e canari), che brani polifonici, legati alle chansons e al vasto repertorio di ispirazione popolare come salterelli, branles ecc..

Di questi ultimi spesso non è possibile rintracciare partiture scritte in quanto le melodie venivano trasmesse oralmente tra i vari musicisti; raramente veniva trascritta la melodia principale detta Principal o Quinta o Sonata e gli altri musici improvvisavano al momento. Alcune tracce di questa musica antica sono ancora riscontrabili nei repertori e nei canti popolari della nostra tradizione musicale come danze, canti, villanelle, canzonette e tarantelle legate agli ancestrali riti dionisiaci del Mediterraneo.
Sono moltissime le testimonianze iconografiche che illustrano sia i contesti che lo strumentario utilizzato all'epoca infatti, questo tipo di ensemble, era molto comune nel rinascimento, come risulta dalle registrazioni contabili di molti libri paga civici dei Comuni italiani.

L'Alta Cappella nel XIV secolo era solitamente formata da ciaramella e bombarda, o bombarda e cornamusa o zampogna, con l'aggiunta a volte di una tromba a tiro e percussioni. Nel corso del XV secolo furono aggiunti nuovi strumenti quali il trombone e la dulciana e nel XVI secolo è documentato anche l'utilizzo di trombe da tirarsi, tromboni e cornetti.

Johannes Tinctoris, in De inventione et usu musicae (Napoli, 1487 ca.), affermava che questo gruppo di strumenti era formato da una tibia (Schalmey), una tibia tenor (bombarda contralto) e da una tuba (trombone) descrivendo così questo insieme musicale: "Se ai suonatori di bombarde se ne aggiunge un altro che suona il trompone, il tutto suona soavissimamente. Quando tutti questi strumenti suonano insieme, si dicono alta".

Le percussioni erano sempre presenti con naccheroni dalla tipica cassa semisferica in metallo, due timpani intonati, uno sulla tonica e l'altro sulla dominante (una quarta sotto), con tamburi a bandoliera o a cordiera (dalla forma cilindrica e con una corda di budello tesa sulla membrana inferiore) e con tamburi a cornice di vario genere.
Una testimonianza iconografica di gruppi di musici cittadini è osservabile nel Castello del Buonconsiglio di Trento su un affresco risalente al XV sec. sul quale sono raffigurate due bombarde, due trombe diritte e dei naqqari.

Purtroppo non conosciamo i repertori suonati da questi insiemi ma considerate le limitazioni tecniche delle trombe nel '400, probabilmente non si andava oltre una successione di squilli sugli armonici naturali, accompagnati dalle percussioni e da un semplice contrappunto delle bombarde.
Il vero salto qualitativo nella musica degli strumenti a fiato si ebbe con la definitiva separazione tra i "Trombetti" cittadini e i veri e propri "Pifari", avvenuta nei primi anni del XVI sec.

Questa distinzione portò alla nascita dei concerti palatini che, solitamente eseguiti da una terrazza del palazzo comunale, avevano la funzione di intrattenere il popolo radunato nella piazza principale; il modo di esecuzione veniva definito "suonare alla ringhiera".

Riguardo alle musiche eseguite da tali gruppi strumentali, abbiamo un certo numero di testimonianze che provano l'utilizzo di musica originariamente vocale, spesso opportunamente riadattata ed eseguita in forma puramente strumentale.

I repertori
Direttamente dai tipi delle stamperie dell'epoca (Petrucci) ci giungono questi modelli di stampa musicale insuperati: le intavolature, una griglia di righe e numeri ideata da qualche oscuro liutista "pro illis qui canere nesciunt", (letteralmente "per coloro che non sanno cantare" cioè che non sanno leggere la musica). Questa geniale invenzione, utilizzata ancora oggi da schiere sterminate di chitarristi, ci rivela quanto grande fosse il desiderio di suonare da parte di dilettanti di ogni età, nazionalità e condizione sociale i quali, pur non sapendo leggere la musica, volevano parimenti cimentarsi nel suonare i loro strumenti.
Tale modo di trascrivere musica fu adottato anche per i brani per zampogne rinascimentali come la Sordellina napoletana; è del 1600 il "Libro per scriver l'intavolatura per sonare sopra le sordelline" scritto da Giovanni Lorenzo Baldano (1576-1660).
Ecco così che, giunta a noi in gran quantità e spesso in eccellente stato di conservazione, la griglia dell'intavolatura allenta la sua rigida struttura, come uno scrigno che aprendosi libera le fragranze inebrianti di una musica che ci rimanda a un tempo lontano dove l'Uomo e la Natura vivevano una comunione perfetta, dove l'Universo era misurato su canoni umani e persino la Musica era cronometrata sul tactus del battito cardiaco.
Accanto alle opere vocali sacre intavolate per liuto, cioè adattate sullo strumento e variate e diminuite secondo lo stile fiorito dell'epoca, abbiamo esempi di danze dal virtuosismo fulminante e caratterizzate da audaci variazioni sull'ipnotico bordone che richiama, sia nel titolo (Piva, Saltarello) che nella scrittura, gli strumenti a fiato popolari ad ancia. Sono danze inanellate in sequenze, dall'andamento crescente e raggruppate in successioni di Pavana-Saltarello-Piva, quasi ad anticipare quella che nel tardo '600 sarebbe diventata la forma di suite.
Ecco che l'intavolatura non è più un mero schema che interessa lo specialistico mondo del liuto ma l'unico veicolo e l'unica testimonianza rimasta di musiche e partiture che altrimenti sarebbero scomparse.
La nostra non semplice sfida è quella di estrapolare dallo schema dell'intavolatura quello che poteva essere il nucleo originario, ricondurlo nella cornice ancestrale e idiomatica, fondendo in questo connubio apparentemente impossibile, repertori sacri e profani, colti e popolari.


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I MUSICISTI

Orlando D'Achille
bombarda, flauti medievali e rinascimentali, doppio flauto rinascimentale, ciaramella, cromorni, cornamusa di Praetorius

Alessandro Mazziotti
bombarde, cornamuse, zampogne, ciaramelle, flauti doppi, flauti medievali e rinascimentali, traversa, cromorni, ghironda, ribeca

Antonello Bussu
cornamusa di Praetorius, flauti rinascimentali, dulciana, cromorni

Giulio Porega
percussioni. tamburi a cornice, tamburo a bandoliera, naccheroni

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