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Alta Cappella

Musica antica > Medioevo/Rinascimento

ALTA CAPPELLA

L'ensemble musicale definito come "Alta cappella" o "Alta musica" ebbe grande diffusione dal Medioevo al Rinascimento.
A differenza della "Bassa cappella" o "Bassa musica", insieme di musicisti che suonavano strumenti caratterizzati da un contenuto volume sonoro quali ad esempio liuti, viole e flauti, nell'ensemble di Alta cappella strumenti a fiato quali bombarde, cornamuse, zampogne e trombe, detti anche "Pifari", erano contraddistinti da un notevole impatto sonoro, talvolta accompagnati da percussioni e per questo utilizzati per essere suonati all'aperto.
Questa peculiarità determinò un largo impiego di "Pifari" in:

  • cerimonie di corte, momenti di autocelebrazione in cui, grazie a repertori colti si esaltavano i fasti delle Corti italiane del Rinascimento, uno stile di vita dettato da regole di comportamento e maniere desunte dai manuali dei maestri di ballo dell'epoca;
  • eventi di piazza, nell'ambito di manifestazioni private e celebrazioni pubbliche, per usi civici o nei campi di battaglia;
  • feste di piazza e per accompagnare con repertori popolari danze legate alla cultura del Mediterraneo o per evocare riti propiziatori nelle grandi feste annuali e stagionali.

Si può dire pertanto che nell'Alta cappella convivono sia repertori colti di estrema raffinatezza, che si possono ritenere dei classici della danza del Quattro e Cinquecento (bassedanze, allemande, pavane, gagliarde, balletti e canari), che brani polifonici, legati alle chansons ed al vasto repertorio di ispirazione popolare come salterelli, branles ecc..
Di questi ultimi spesso non è possibile rintracciare partiture scritte in quanto le melodie venivano trasmesse oralmente tra i vari musicisti; raramente veniva trascritta la melodia principale detta Principal o Quinta o Sonata e gli altri musici improvvisavano al momento. Alcune tracce di questa musica antica sono ancora riscontrabili nei repertori e nei canti popolari della nostra tradizione musicale come danze, canti, villanelle, canzonette e tarantelle legate agli ancestrali riti dionisiaci del Mediterraneo.
Quanto sia stretto il rapporto tra l'
Alta Cappella e la musica popolare si può facilmente evincere dall'aspetto organologico degli strumenti utilizzati.
Da rigorose misurazioni effettuate sia su strumenti antichi che su strumenti ancora suonati nella tradizione popolare del centro-sud Italia, si è potuto appurare ad esempio che:

  • la bombarda in Sol è identica alla canna modulabile sinistra della zampogna a chiave da 30 (ancora in uso);
  • il ciaramello in Re è identico alla ciaramella bassa tutt'oggi utilizzata;
  • la dulciana è identica alla canna sinistra dell'attuale zampogna a chiave 30 bassa ciociara.

La cosa che colpisce maggiormente è che per tutti questi strumenti, oltre ad essere identica la cameratura interna, anche i fori per le dita e di intonazione, sono situati nella stessa posizione sul fuso.
Sono moltissime le testimonianze iconografiche che illustrano sia i contesti che lo strumentario utilizzato all'epoca infatti, questo tipo di ensemble, era molto comune nelle città medievali e rinascimentali, come risulta dalle registrazioni contabili di molti libri paga civici dei Comuni italiani.
L'Alta Cappella nel XIV secolo era solitamente formata da ciaramella e bombarda, o bombarda e cornamusa o zampogna, con l'aggiunta a volte di una tromba a tiro. Nel corso del XV secolo furono aggiunti nuovi strumenti quali il trombone e la dulciana e nel XVI secolo è documentato anche l'utilizzo di trombe da tirarsi, tromboni e cornetti.
Johannes Tinctoris, in De inventione et usu musicae (Napoli, 1487 ca.), affermava che questo gruppo di strumenti era formato da una tibia (Schalmey) una tibia tenor (bombarda contralto) e da una tuba (trombone) descrivendo così questo insieme musicale: "Se ai suonatori di bombarde se ne aggiunge un altro che suona il trompone, il tutto suona soavissimamente. Quando tutti questi strumenti suonano insieme, si dicono Alta".
Le percussioni erano sempre presenti con naccheroni dalla tipica cassa semisferica in metallo, due timpani intonati, uno sulla tonica e l'altro sulla dominante (una quarta sotto), con tamburi a bandoliera o a cordiera (dalla forma cilindrica e con una corda di budello tesa sulla membrana inferiore) e con tamburi a cornice di vario genere.
Una testimonianza iconografica di gruppi di musici cittadini è osservabile nel Castello del Buonconsiglio di Trento su un affresco risalente al XV sec. sul quale sono raffigurate due bombarde, due trombe diritte e dei naqqari.
Purtroppo non conosciamo i repertori suonati da questi insiemi ma considerate le limitazioni tecniche delle trombe nel '400, probabilmente non si andava oltre una successione di squilli sugli armonici naturali, accompagnati dalle percussioni e da un semplice contrappunto delle bombarde.
Il vero salto qualitativo nella musica degli strumenti a fiato si ebbe con la definitiva separazione tra i "Trombetti" cittadini e i veri e propri "Pifari", avvenuta nei primi anni del XVI sec.
Questa distinzione portò alla nascita dei Concerti palatini che, solitamente eseguiti da una terrazza del palazzo comunale, avevano la funzione di intrattenere il popolo radunato nella piazza principale; il modo di esecuzione veniva definito "suonare alla ringhiera".
Riguardo alle musiche eseguite da tali gruppi strumentali, abbiamo un certo numero di testimonianze che provano l'utilizzo di musica originariamente vocale, spesso opportunamente riadattata ed eseguita in forma puramente strumentale.


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