Il termine "zampogna" deriva dal latino arcaico sumponia, che riprendeva la parola greca symphònia (passata poi anche nel latino colto) ed evidenziava il carattere polifonico dello strumento.
La zampogna, detta anche cornamusa, piva, o in area lucana chiamata i suoni, la sampogne, la zampogne, le ciaramedde, è un aerofono e fa parte della categoria degli strumenti ad ancia incapsulata.
La prima attestazione di zampogne medioevali risale al IX secolo. Dal Duecento, questo strumento musicale si diffonde, praticamente in ogni angolo d'Europa nelle sue sorprendenti varietà di esemplari, come dimostrano i numerosissimi documenti iconografici.
Dal 1300 in poi moltissime iconografie, testimoniano la presenza di uno o più bordoni con varie tipologie di innesto nell'otre animale. Molte sono anche le raffigurazioni, sempre dal XIV sec. in poi in cui possiamo notare, affianco al suonatore di zampogna o cornamusa, un altro musicista che suona uno strumento riconducibile alla moderna ciaramella (bombarda, cennamella, ecc).
Le zampogne medioevali dell'Europa continentale erano generalmente costituite da una o due canne per il canto e uno e più bordoni. Gli strumenti con due o più bordoni sono probabilmente apparsi dopo quelli con un singolo bordone. Un diffuso stereotipo vuole le zampogne relegate unicamente al mondo pastorale ed alla novena di Natale. In realtà, pur non perdendo il loro carattere di strumenti popolari che li vuole da sempre presenti nel carnevale, accompagnamento del ballo e del canto, la loro presenza nella cultura occidentale è delle più varie.
Nel X secolo le zampogne erano adoperate al servizio delle corti e delle libere città. Il musicista raffigurato nelle fonti iconografiche è spesso un giullare.
Questo strumento, nonostante la sua utilizzazione anche nella musica colta, fu ed è ancora il principe nella musica popolare di tutta Europa.
Il suo funzionamento consiste in un sacco di pelle (è una pelle intera di capra o pecora ricavata con una tecnica particolare di scuoiamento) a tenuta ermetica e gonfiato dal suonatore attraverso una canna di legno (insufflatore) munita di una valvola di non ritorno, che fa sì che l'aria sia convogliata nelle canne dello strumento (di legno e molto raramente di canna) dalla pressione del braccio che comprime il sacco.
La differenza tra zampogna e cornamusa o piva, è nel numero delle canne melodiche. Nella cornamusa è presente una sola canna modulabile posizionata frontalmente e poi sono presenti uno o più bordoni posizionati in vari modi.
Mentre nella zampogna, le canne melodiche, munite internamente di un'ancia che può essere singola o doppia, sono due, una per la mano destra e una per la sinistra. Il numero dei "bordoni", che emettono i suoni fissi che fungono da accompagnamento alla melodia, in genere va da uno a quattro (vi sono anche tipologie prive di bordoni), e prevalentemente sono impiantati nel ceppo frontale insieme alla canne modulabili.
Gli innumerevoli modelli di zampogna che esistono in Europa si distinguono per il tipo di chanter usato, per il numero di bordoni, e per le ance di entrambi i tipi di canne (semplici o doppie).
Il carattere popolare della zampogna risulta evidente dalla sua capacità di eseguire una melodia con relativo accompagnamento armonico senza l'ausilio di altri strumenti.
Notizie di strumenti ad ancia muniti di sacco sono rintracciabili già nell'antica Grecia, nell' antica Roma e nel Medioevo dal IX sec. in poi.
I suonatori ricorrono a vari ingegnosi sistemi per simulare sui loro strumenti l'effetto di staccato, facendo per esempio dei rapidissimi mordenti su tutte le note possibili, oppure inframezzando a ogni nota della melodia la nota fondamentale della canna, che, essendo all'unisono con quella di uno dei bordoni, crea un effetto di momentaneo silenzio nel canto.Questa è una tecnica molto raffinata che richiede una grande maestria da parte del suonatore e che dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, come la prassi strumentale nella musica popolare non abbia niente da invidiare a quella della musica colta.
Tutte le zampogne tradizionali italiane centro-meridionali presentano una struttura di base particolare che è, nel quadro generale delle zampogne europee, nord-africane e del Medio Oriente, unica e propria di questo gruppo di strumenti.
Infatti, in queste zampogne italiane le canne della melodia sono due (una per ciascuna mano), impiantate in un blocco (ceppo) di legno troco-conico frontale assieme ai bordoni.
Tuttavia, iconograficamente è dimostrata l'esistenza di strumenti ibridi fin dal periodo medioevale.
Infatti simili strumenti, pur mantenendo l'impianto delle due canne melodiche nel ceppo frontale, hanno uno o più bordoni fissati separatamente sull'otre e generalmente posizionati sulla spalla del suonatore.
Particolare dell'affresco di Francesco da Montereale ? L'Aquila, Chiesa di San Silvestro.
L' otre è la pelle intera di una capra, o di una pecora, rovesciata (con il pelo all'interno), conciata sotto sale o con verderame e chiusa in fondo. Al posto del collo viene legato il ceppo, al posto di una zampa anteriore il cannello di insufflazione. Le altre aperture sono chiuse con legacci, generalmente dall'interno. A volte viene lasciata sporgere una zampa posteriore, legata dall'esterno poco prima dello zoccolo. Altre volte la forma animale è meno evidente perché l'otre viene tagliato al di sopra delle zampe posteriori ed ivi chiuso con un legaccio interno o esterno. Le ance doppie di canna, hanno una dimensione proporzionale alla lunghezza della cameratura del chanter o bordone e viene ricavata intagliando verticalmente in tre parti una sezione internodale di canna stagionata, cresciuta in luoghi asciutti e recisa in genere a luna calante di gennaio o comunque nei mesi prima della fioritura; alla base inferiore viene inserito un ramello, un piccolo cilindretto metallico che ha la funzione di sagomare e irrobustire la parte da inserire nel foro della canna. La zampogna richiede una continua manutenzione ed inoltre va accordata di volta in volta per ripristinare la tonalità d'impianto. A tale scopo si fa uso di cera d'api, con la quale si ridefinisce il contorno dei fori, digitali e d'intonazione, sulle canne melodiche, per ottenere con precisione la scala. I fori possono anche essere riallargati per mezzo di piccoli punteruoli ricavati da vari materiali (corno, osso, legno, plastica, ecc.) tenuti generalmente appesi ad una delle canne e a volte raccordati in un telaietto. I bordoni, quasi sempre accordati sulla dominante, sono realizzati in due parti, infilate l'una nell'altra; la regolazione della lunghezza del tubo permette di ottenere con precisione la nota voluta. L'accordatura delle canne può anche essere aggiustata agendo sulle ance. Il repertorio si basa in lunghe composizioni modali, strutturate sul principio dell'iterazione e della microvariazione, di notevole complessità e di grande efficacia espressiva. Le zampogne vengono anche combinate con strumenti come ciaramelle o cennamelle, bombarde, tamburello o tamburi di vari tipi, triangolo o campane, trombe e corni ecc.
Possiamo suddividere le zampogne italiane i due grandi gruppi, presumibilmente con origini indipendenti: i doppi clarinetti di origine orientale o greco-balcanica (ance semplici e cameratura cilindrica) e i doppi oboi di origine etrusco-italico-latina (ance doppie e cameratura conica).
Zampognari Ospitalieri dell'Ospedale S. Spirito a Roma. Miniatura dal Liber Regulae Hospitalis S. Spiritus, metà del XIV sec.Roma, Archivio di Stato,Osp.S.Sp., n.3193.