Il tamburello e la tammorra, come tutti i tamburi a cornice, si compone di una fascia di legno di forma circolare su cui viene tesa e incollata una pelle che generalmente è di capretto, ma può essere anche di coniglio, gatto, asino o cane. Lo strumento è molto simile al setaccio, e in alcuni strumenti molto vecchi si tratta proprio di un setaccio su cui viene montata la pelle, la quale può essere conciata con sale, allume, calce o semplicemente seccata al sole. A volte viene aggiunta una controfascia per irrobustire il punto di incollaggio della pelle sul cerchio. Lungo la fascia di legno spesso vengono aperti degli alloggiamenti rettangolari dentro i quali vengono montati dei piattini metallici, battuti e temperati sul fuoco, sorretti mediante dei perni o chiodi. Lo strumento è diffuso in tutto il Mediterraneo e in Italia è presente nelle dimensioni che vanno dai 25/30 fino ai 60 centimetri di diametro. La tecnica esecutiva prevede l'impugnatura dello strumento con una mano e varie tecniche di percussione con l'altra mano in base anche all'appartenenza regionale del suonatore. Il tamburo a cornice, si diffonde in Italia grazie ad influenze greche intorno al V e VI sec a.C., ma soprattutto per la cultura arabo-islamica importata dai prolungati stanziamenti. Di origine antichissima, lo strumento era ed è tuttora usato principalmente da donne, per questo si ipotizza fosse legato ai culti lunari.