Presso i Greci gli strumenti a percussione non ebbero mai grande diffusione ed importanza, essi furono generalmente impiegati solo nelle cerimonie del culto di Diòniso e di Cibele. I tympana o tympanum, tamburelli da percuotere con la mano, erano molto simili agli analoghi strumenti moderni usati nelle danze folcloristiche : essi però non avevano sonagli, erano coperti di pelle da ambedue le parti ed erano dotati di manici per l'impugnatura. Un tympanum di notevoli proporzioni è raffigurato in mano a un musicante-danzatore nel mosaico di Dioscuride del Museo Nazionale di Napoli.
I kròtala erano costituiti da due pezzi di legno o metallo collegati da una parte per mezzo di una cerniera e battuti l'uno contro l'altro con le dita di una mano come le nacchere odierne.
I kìmbala, krèmbala o cymbalum, due piattelli di metallo impugnati a due mani e battuti l'uno contro l'altro come i piatti delle nostre orchestre, alcuni esemplari sono conservati nei Musei di Berlino, Atene, Londra, Roma.
Il kroùpalon o scabellum dei romani, una calzatura dalla doppia suola di legno che era battuta per terra dall'auleta per segnare il tempo al coro.
Il systrum giunto dall'Egitto e legato ai culti della dea Iside. In alcuni vasi apuli e campani è raffigurata anche una specie di scaletta che sembra essere uno strumento musicale, del tipo dello xilofono odierno: essa è stata denominata "sistro apulo".
Sistro (Roma, Museo della Civiltà Romana)
Usati anche sonagli di varie fogge i quali consistevano in contenitori in bronzo riempiti di sassolini.
Fonti, bibliografia e approfondimenti : "Vita e costumi dei romani antichi" n.13, Musica e Danza di Maria Paola Guidobaldi Ed. Quasar.