Sito Ufficiale di Alessandro Mazziotti - La Zampogna Italiana  
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LA PANTASIMA


Il nome deriverebbe da una corruzione popolare del sostantivo latino phantasma=che si mostra.
La Pantàsima, nella stragrande maggioranza dei casi, è un gigantesco fantoccio alto dai due ai quattro metri, costruito con frasche e carta o stoffa su di una intelaiatura fatta di canna, a metà tra lo spaventapasseri e le maschere in cartapesta di Carnevale.(1)
Che funzioni svolge ? Essa deve dapprima sorprendere, spaventare, incutere timore, impressionare piccoli e grandi. Spesso esce d'improvviso, piomba nella piazza affollata per la festa da una stradina buia e secondaria accompagnata da pochi strumenti musicali.
Poi deve divertire, danzare il saltarello o la ballarella, inchinarsi sugli astanti, compiere continue piroette, provocare, mimare, ammiccare…
Infine, quando la folla è stanca ed eccitata, la Pantàsima deve morire. E la sua morte deve essere uguale a quella delle streghe, perché lei, nell'immaginario collettivo, è una strega. Perciò come nel medioevo, va bruciata pubblicamente dopo che in tanti le hanno sputato addosso, l'hanno colpita a calci, l'hanno ingiuriata, l'hanno spintonata. Azioni e gesti che la gente esegue quasi sempre senza rendersene conto.
Sono tanti i paesi dove si ha memoria di questo rito e dove ancora si può assistere al suo consumarsi. Un tempo ciò avveniva quasi sempre tra luglio e settembre, al termine dei raccolti e in occasione delle feste patronali, quando la maggior parte dei contadini e dei pastori "si fermava", sospendeva il lavoro e tornava in paese. Oggi, al contrario, lo si può vedere anche in altri periodi dell'anno e per manifestazioni diverse come ad esempio le sagre.
Il rito incompleto o mutato, comunque, per la folla oggi ha la stessa valenza del passato.Il rogo accompagnato spesso da giuochi pirotecnici montati all'interno della Pantàsima e l'azione purificatrice del fuoco, strappano lo stesso applausi liberatori alla folla.
Le Pantàsime reatine, oltre a somigliare molto a quelle abruzzesi, hanno nei grossi seni dei grandi fori al posto dei capezzoli da dove escono, come copioso latte, cascate di scintille infuocate, che possono essere interpretate come simbolo della fertilità della terra.Sulla stessa linea interpretativa possiamo collocare, i simboli della vita contadina, la gestualità (toccamenti, dondolii) che alludono esplicitamente all'atto sessuale ed alla fecondazione.
Moderni antropologi affermano che bruciare la Pantàsima è come distruggere il male. Il fuoco svolge ancora una funzione apotropaica e purificatrice perché il popolo ha sempre bisogno di un capro espiatorio.Con la Pantàsima in fiamme, si allontanano le forze nefaste e gli influssi negativi che la gente avverte intorno a sé e si pensa di esercitare un'azione protettiva sulla comunità locale.
La tradizione del fuoco come elemento rigeneratore della vita si conserva in molti rituali agricoli come: le feste dei falò, che si svolgono in molti paesi annunciando secondo un'antica usanza la fine dell'inverno e il rinnovarsi del ciclo della natura; e i "faunalia",feste che i pastori e i contadini celebravano all'aperto con l'accensione di fuochi propiziatori in onore dei fauni (divinità dei boschi, che avevano il corpo per metà a forma di uomo e per metà a forma di capro, con due corna che spuntavano sulla fronte).


(1) "Aequa" n. 2 Gennaio 2000

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Cronaca di una favola
Gli Zanni di Pescorocchiano
La civiltà appenninica
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La zampogna a Roma
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